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Dibattito


 

La nuova bandiera/Proletari Comunisti

 

“Senza dibattito, nessuno sviluppo scientifico è possibile” diceva il compagno Stalin (Il marxismo e la linguistica, 1950). E’ quindi da salutare con soddisfazione il fatto che l’organizzazione Proletari Comunisti (Rossoperaio, Partito comunista maoista) si sia finalmente decisa a formulare analiticamente e apertamente le sue critiche alla concezione e alla linea del (nuovo)Partito comunista italiano. Nel numero 1 della sua rivista La nuova bandiera (NB), Proletari Comunisti ha pubblicato la prima puntata della sua critica che ha promesso di completare con il numero 2. Attendiamo il numero 2 per comprendere meglio il pensiero dei compagni. Infatti per noi non si tratta di “prendere in castagna” i compagni per questa o quella frase. Al contrario vogliamo capire a fondo le posizioni che essi rivendicano come proprie, la loro concezione, esaminarla alla luce della situazione e, per quanto la conosciamo, della loro pratica e quindi tirare ed esporre le nostre conclusioni. Come abbiamo cercato di fare con le Tesi Programmatiche che Rossoperaio pubblicò nel gennaio 2001, la cui valutazione, fatta dal compagno Umberto C., abbiamo dapprima pubblicato solo su Internet come supplemento al numero 7 (marzo 2001) di La Voce e quindi ripubblicato sul numero 17 (luglio 2004).

Mi limito qui a due osservazioni che non entrano nel merito delle posizioni di Proletari Comunisti, ma hanno la loro importanza.

1. NB dice che la sua critica è rivolta non solo al (nuovo)PCI, ma anche ai CARC perché, sugli argomenti che NB affronta, le due organizzazioni hanno le stesse posizioni. Diamo, in prima istanza, per scontato che sia vero che le due organizzazioni hanno le stesse posizioni. Ma chiediamo ai redattori di NB: “Siete sicuri che solo il (nuovo)PCI e i CARC hanno quelle posizioni?”.

Secondo il materialismo dialettico la conoscenza degli uomini, se è giusta, riflette la realtà, sia pure più o meno profondamente. A proposito di una cosa (il colore di un fiore o la natura di una classe), si possono fare mille affermazioni false diverse l’una dall’altra. Ma se ne può fare solo una vera. Tutti quelli che hanno una giusta conoscenza della cosa, esprimono la stessa posizione, anche se non si sono messi d’accordo.

Si dà pero’ il caso che in Italia le Autorità cerchino di dimostrare che (n)PCI e CARC non solo dicono le stesse cose, che non sono i soli a dire, ma sono due facce di una unica organizzazione. Il che è cosa ben diversa. Noi non neghiamo che i CARC e non solo i CARC hanno su molti argomenti le stesse posizioni che abbiamo noi. Siamo anzi sicuri che varie FSRS, vari comunisti, vari lavoratori avanzati, man mano che crescerà la loro coscienza politica, diranno le stesse cose che diciamo noi su un numero crescente di questioni, prima ancora di essere organizzativamente collegati con noi. La nostra verità non è una merce di nostra esclusiva produzione, che si compra da noi e solo da noi. Anche Proletari Comunisti può arrivare autonomamente alle nostre stesse conclusioni. La nostra verità viene dal bilancio dell’esperienza della lotta di classe.

Quello che non va bene è che, volendo criticare alcune nostre posizioni, NB associ i CARC  solo i CARC al (n)PCI , quando le Autorità cercano anch’esse di associare organizzativamente i CARC al (n)PCI per facilitare la loro attività persecutoria. Sono cose a cui bisogna fare attenzione! In Italia le Autorità hanno più volte inflitto anni di galera con la scusa della “contiguità”, “collateralità”, ecc.

2. NB sostiene che la borghesia imperialista non cerca di impedire o per lo meno ostacolare la ricostruzione del partito comunista inventando un legame organizzativo tra le OCC (Organizzazioni Comuniste Combattenti) e la “carovana” che dalla fine degli anni ’70 lavora alla ricostruzione del partito comunista (vedasi al riguardo il Comunicato del 21.01.04 del compagno Giuseppe Maj “La mia posizione”, in La Voce numero 16). Un legame che la borghesia imperialista sa bene non esistere senza che per questo fosse necessario ripetere ben otto procedimenti giudiziari dal 1981 a oggi tutti basati sulla stessa accusa (vedasi l’Appello realizzato dall’avvocato Pelazza di Milano). NB al contrario sostiene che effettivamente la borghesia imperialista onestamente si sbaglia. Essa perseguita penalmente solo le OCC e solo per errore (per ben otto volte) ha creduto che effettivamente la “carovana” fosse organizzativamente collegata alle OCC. In breve, NB sostiene che la borghesia imperialista è onesta anche se un po’ stupida!. Sarà! Ma chiediamo ai redattori di NB: “Come mai da venticinque anni a questa parte la borghesia imperialista continua a sbagliarsi sulla stessa questione, sempre nello stesso senso e sempre con lo stesso gruppo politico?

E’ inoltre incontestabile che la borghesia imperialista conduce un’assillante campagna di denigrazione del movimento comunista, della sua esperienza storica, delle sue concezioni e dei suoi obiettivi. Siccome la borghesia imperialista non è un’associazione filosofica né un istituto per la ricerca della verità o per la propaganda della morale, quella campagna certifica che la lotta contro il comunismo, la rinascita dl movimento comunista e la ricostruzione del partito comunista è per lo meno di grande interesse per la borghesia imperialista. NB però ci assicura che la borghesia imperialista si attiene strettamente alla legge: lotta ideologica ma niente “sgambetti”. Ma noi ricordiamo la strategia della tensione, la pratica delle provocazioni: dall’ Hotel Diana (23.10.1921), all’attentato del 12.04.1928 a Vittorio Emanuele, a Piazza Fontana (12.12.1969), ai successivi. Ci pare quindi che NB accordi alla borghesia imperialista italiana una fiducia che in base ai fatti non merita.

Se la fiducia dei redattori di NB nella borghesia imperialista italiana fosse ben riposta, numerosi compagni e lavoratori perseguitati negli ultimi venti anni col pretesto di legami con OCC, dovrebbero prendersela con le OCC che sarebbero la causa della persecuzione politica. Insomma la tesi della NB non solo contrasta con i fatti, ma agevola la borghesia imperialista e fomenta contrasti nel campo delle masse popolari. Ci ricorda la posizione che gli attuali dirigenti di Proletari Comunisti assunsero nel 1986. Allora la DIGOS fermò per 48 ore uno di loro col pretesto di un attentato rivendicato dalle UCC (Unione dei Comunisti Combattenti) e il gruppo diffuse un comunicato in cui invece che denunciare la DIGOS denunciava le UCC come un gruppo di provocatori!

No compagni! Non arrampicatevi sui vetri. La borghesia imperialista cerca con tutti i mezzi di impedire la rinascita del movimento comunista e la ricostruzione del partito comunista. Usa gli attentati, quelli compiuti dalle OCC e quelli che essa stessa fa compiere o favorisce, come pretesto per perseguitare i comunisti (vi dice niente l’incendio del Reichstag del 1933?). Oggi la borghesia imperialista non osa mettere fuorilegge i comunisti visto come le è andata a finire male quando lo fece nel 1926. Quindi usa quello che ha a disposizione. Se non l’avesse, inventerebbe le stesse o altre cose.

Provate a pensare se questo non spiega la realtà che abbiamo sotto il naso meglio della tesi ufficiale della “guerra al terrorismo”.

 

Ernesto V.